Palomonte, 84enne disabile costretta a vivere ancora nei prefabbricati costruiti dopo il sisma dell’80

PALOMONTE. Sono passati 34 anni dal terribile terremoto che nel 1980 colpì la Campania, ma a Palomonte, precisamente in località Valle, ci sono ancora cinque famiglie che vivono nei fabbricati post-sisma. A queste famiglie pochi anni fa sono stati assegnati degli alloggi popolari, ma non sono mai entrati in funzione. La condizione già precaria di […]

PALOMONTE. Sono passati 34 anni dal terribile terremoto che nel 1980 colpì la Campania, ma a Palomonte, precisamente in località Valle, ci sono ancora cinque famiglie che vivono nei fabbricati post-sisma. A queste famiglie pochi anni fa sono stati assegnati degli alloggi popolari, ma non sono mai entrati in funzione. La condizione già precaria di suo, diventa insostenibile nei mesi invernali quando pioggia e freddo ne fanno da padroni. Tra queste famiglie, spicca la storia della signora Concetta Volpe, 84 anni, che per una grave malattia è costretta a vivere in un letto con la necessità di assistenza continua. Con lei nel fabbricato vivono la figlia e la nipote. La situazione in inverno è terribile: quando piove, infatti, dal tetto del fabbricato ci sono delle infiltrazioni di acqua piovana, che costringono la donna a vivere in un letto zuppo d’acqua, con il pavimento che sembra quasi trasformato in un lago. A lanciare il grido d’aiuto è la figlia dell’anziana signora, Marisa:« Le case popolari nuove sono chiuse e stanno cadendo a pezzi – racconta Marisa Benevenga, figla di Concetta – il Comune preferisce tenerle chiuse, mentre i fabbricati sono pericolosi e nonostante abbia più volte sollecitato le Istituzioni locali, niente è stato fatto.Viviamo nella completa solitudine». E lancia l’appello al sindaco di Palomonte, Pietro Caporale: «Vogliamo vivere nella casa popolare che ci spetta di diritto, chi di dovere faccia il proprio lavoro. Non mettetemi nella condizione di entrare in casa sfondando la porta con mazze e bastoni, sono una persona civile, ma mia madre è gravemente malata».

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