Omicidio Vibonati: colpisce la moglie e corre alla playstation

VIBONATI. Pierangela Gareffa si sarebbe potuta salvare, se Alessandro Pili, a seguito del raptus che lo ha portato ad afferrare un coltello da cucina e a colpire la donna disumanamente (vedi http://www.occhiodisalerno.it/notizie-dal-territorio/giallo-sapri-donna-trovata-morta/), non avesse trascorso ore alla play, prima di chiedere aiuto ai vicini e di allertare i soccorsi. L’autopsia ha rivelato, infatti, che Pierangela […]

VIBONATI. Pierangela Gareffa si sarebbe potuta salvare, se Alessandro Pili, a seguito del raptus che lo ha portato ad afferrare un coltello da cucina e a colpire la donna disumanamente (vedi http://www.occhiodisalerno.it/notizie-dal-territorio/giallo-sapri-donna-trovata-morta/), non avesse trascorso ore alla play, prima di chiedere aiuto ai vicini e di allertare i soccorsi. L’autopsia ha rivelato, infatti, che Pierangela è morta dissanguata. La lama del coltello è giunta fino al fegato, causando un’emorragia interna che ha provocato il decesso. Probabilmente, a quest’ora, sarebbe potuta essere ancora viva se solo fosse stata trasferita all’ospedale di Sapri, distante, tra l’altro, poche centinaia di metri dall’abitazione della coppia, poco dopo aver commesso il gesto inconsulto. La ferita risalirebbe, infatti, alle 15.30 e solo dopo quattro ore ci sarebbe stata la fatale emorragia. Dunque, l’uomo avrebbe avuto il tempo sufficiente per scongiurare la morte della 39enne venezuelana. Eppure, invece di prodigarsi per la salvezza di una vita che egli stesso aveva messo a rischio, ha preferito giocare diverse ore alla play, per chiedere aiuto ai vicini e chiamare un’ambulanza solo all’una di notte. Per Alessandro Pili, quindi, oltre a quella di omicidio volontario, si potrebbe profilare anche l’ipotesi di reato di omissione di soccorso.

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