Novia Velia e il santuario del Sacro Monte Gelbison

Con i suoi 1705 m è uno dei monti più alti del Cilento. Battezzato con il nome Gebel-el-son che in arabo significa “monte dell’idolo”

NOVIA VELIA. Con i suoi 1705 m è uno dei monti più alti del Cilento. Battezzato con il nome Gebel-el-son che in arabo significa “monte dell’idolo” ha sempre suscitato storie e leggende. Il popolo Enotrio, un’antica popolazione dell’Italia preromana vissuta intorno al XV secolo a.C, aveva eretto in cima al monte un tempio pagano dedicato alla dea Greca Hera.

Si attribuisce la costruzione del santuario ai monaci basiliani che si rifugiarono in queste terre all’indomani della lotta iconoclasta voluta dall’Imperatore Leone III nel 726 d.C

Il Santuario della Madonna di Novi Velia

Oggi su quel monte, chiamato Monte Gelbison, sorge il Santuario della Madonna di Novi Velia. Da secoli i pellegrini arrivano da ogni regione, Puglia, Calabria, Campania. Secondo una storia questo Santuario sorge intorno al 1323, quando alcuni pastori decisero di costruire tempio dedicato alla Madonna, alle falde del Monte Gelbison.

Ogni notte però, le mura che avevano innalzato cadevano rovinosamente. I pastori decisero di vegliare di notte la zona, portarono un agnello per sfamarsi, l’animale fuggì e nel rincorrerlo i pastori furono condotti davanti una grotta.

Videro l’effigie della Madonna, corsero a raccontarlo al Vescovo di Capaccio che si recò presso la grotta e nel momento della benedizione una voce dall’alto tuonò: “Questo luogo è Santo ed è stato consacrato dagli Angeli” In quel luogo fu edificato il Santuario, si dice che Monte Sacro sia abitato dagli Angeli.



Un’altra storia vuole che due cavalieri Longobardi si fermarono per ringraziare la Madonna, uno non entrò e restò all’esterno a beffeggiare il compagno. Improvvisamente il cavallo di quest’ultimo si imbizzarrì ed iniziò a correre verso il precipizio, il cavaliere spaventato implorò la Madonna del Monte e sull’orlo del precipizio il cavallo si arrestò.

Ancora oggi è possibile ammirare la roccia dove il cavallo si fermò, viene chiamata “ciampa di cavallo” zampa di cavallo. Su quello spuntone di pietra un tempo i pellegrini lanciavano pietre del monte, oggi i fedeli lanciano monetine tentanto di centrare la roccia. Secondo la tradizione se a centrare la pietra è una donna nubile ella ritornerà al santuario da sposata, se invece è un anziano a centrare la roccia, egli farà ritorno al santuario l’anno successivo.

La Maronna re lu Monte come dicono i canti del posto e seduta su un altare, ha un colore ambrato e occhi cerulei, uno sguardo fiero ma allo stesso tempo dolce, una mamma che regge in braccio il bambino Gesù pronta ad accogliere la supplica dei fedeli.

Prima dell’ingresso in Chiesa, si compiono i classici “tre giri” che segnano l’ultima fase dell’intero rituale, prima di mostrarsi alla Vergine.

La seconda Domenica di Ottobre, avviene la chiusura della stagione dei pellegrinaggi. L’immagine della Madonna viene “velata” alla presenza di centinaia di fedeli. Questo gesto pare quasi cristallizzare il Santuario, lasciandolo riposare cullato dal rigido inverno e dai candidi fiocchi di neve in attesa della Primavera che sboccia la fede nei cuori dei pellegrini accompagnati da balli e canti folkloristici che il popolo dedica alla Madonna del Sacro Monte.


Una storia racconta che ci sono sette sorelle Madonne del Cilento, altri sostengono che sono sette Santuari Mariani.

  • Madonna del Granato (Capaccio Vecchio, M. Vesole Sottano);
  • Madonna della Stella (Sessa Cilento, M. della Stella);
  • Madonna della Civitella (Moio della Civitella, M. Civitella);
  • Madonna del Carmine (Catona);
  • Madonna della Neve (Piaggine-Sanza, M. Cervati);
  • Madonna di Pietrasanta (San Giovanni a Piro, M. Pietrasanta);
  • Madonna del Sacro Monte (Novi Velia, M. Gelbison o Sacro);

Novia Velia apparteneva al circondario della vecchia Lucania, e consacrare un monte alla Madonna è sempre stata cosa comune. In Basilicata sul  Monte di Viggiano si erige il Santario dedicato alla Madonna Nera incoronata nel 1890, da papa Leone XIII  “Patrona e Regina” della Lucania.

Leggi la storia sulla Madonna di Viggiano QUI

Dal Monte Gelbison si una vista paradisiaca, si può vedere tutta la Calabria Tirrenica fino alla Sicilia e le Isole Eolie a Sud, mentre verso Nord la Costiera Amalfitana e il Vesuvio. Inoltre nelle giornate di cielo sereno si possono vedere il Mare Adriatico e la costa Balcanica.

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