Metodo Stamina: quello che bisogna sapere

Metodo Stamina: sacro o profano? È di pochi giorni la notizia dello stop definitivo alla sperimentazione STAMINA, dopo la bocciatura del secondo comitato scientifico che, riprendendo in esame il caso dopo il ricorso della Stamina Foundation, dichiara che le cellule utilizzate non sono adeguate ad un trial clinico, non presentando alcuna valutazione di sicurezza ed […]

Metodo Stamina: sacro o profano?
È di pochi giorni la notizia dello stop definitivo alla sperimentazione STAMINA, dopo la bocciatura del secondo comitato scientifico che, riprendendo in esame il caso dopo il ricorso della Stamina Foundation, dichiara che le cellule utilizzate non sono adeguate ad un trial clinico, non presentando alcuna valutazione di sicurezza ed efficacia.

In cosa consiste il metodo Stamina?
Lo studio incriminato è basato sulla coltura di cellule staminali mesenchimali, prelevate dal midollo osseo del paziente stesso, la cui fisiologica capacità è rappresentata dalla differenziazione in cellule del tessuto osseo, cartilagineo o adiposo. Il metodo adoperato dall’equipe del professor Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation, prevede il prelievo delle cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo del paziente attraverso un agoaspirato e la coltivazione in vitro di queste per 2 ore in una soluzione di acido retinoico, contro i 15 giorni necessari negli altri laboratori. Non è chiaro, e forse sospettosamente dannoso, un periodo di incubazione così breve. Successivamente le cellule vengono nuovamente iniettate nel paziente tramite una trasfusione.

L’ispirazione di un professore di Scienze della Comunicazione
È lo stesso Vannoni ad aver beneficiato del metodo in Ucraina per curare una emiparesi facciale causata da un’infezione virale contratta nel 2004. Partendo dalla sua personale esperienza decide di avviare un laboratorio di ricerca sulle cellule staminali in Italia, a Torino.

La magia delle staminali di Vannoni
Attraverso dei meccanismi ancora sconosciuti, mancanti di risposte scientifiche e precise ipotesi istologiche, si è riusciti ad avere una momentanea e parziale remissione della sintomatologia in circa un centinaio di pazienti affetti da patologie neurovegetative, come paralisi da lesioni spinali, ictus cerebrali, degenerazioni nervose congenite o acquisite. Le cellule staminali in circolo, precedentemente coltivate in un brodo “magico”, si trasformerebbero, non si sa il perché e il come, in cellule nervose ed andrebbero a sostituire quelle assenti o danneggiate del paziente, che riacquisisce una temporanea sfumata funzionalità, ripristinabile attraverso successive infusioni.

Dubbi sul metodo
L’ipotesi scientifica su cui si basa il metodo è bizzarra e lasciata al fato. Per questo studio si è partiti da cellule staminale del midollo osseo che hanno il potere in circolo di trasformarsi in osteociti(cellule dell’osso), condrociti(cellule della cartilagine) e adipociti(cellule del tessuto grasso) e non in neuroni. Si è tentato, quindi, un po’ alla cieca, di vedere il loro comportamento in pazienti con particolari patologie che interessano il sistema nervoso, attendendo, con l’infusione di queste cellule, una qualche reazione, senza una precedente e ragionevole ipotesi biologica. Del resto non si è capito se le cellule si trasformino in neuroni durante il periodo di incubazione o all’interno dell’organismo, restandone, comunque, oscuri i motivi. È pur vero che i risultati hanno dato dei momentanei benefici su alcuni pazienti, non tutti, ma non si è ancora data una risposta scientifica valida e chiara. Restano pertanto troppi dubbi sulla validità reale del metodo.

Il brevetto Stamina
Messo alle strette, Vannoni è costretto a mostrare la documentazione del suo studio, che non è mai stato pubblicato su nessuna rivista scientifica, per cui mai ritenuto idoneo e preso in considerazione dal mondo scientifico europeo, statunitense e canadese, che ha, a tutt’oggi, rigettato il lavoro di Stamina. Vannoni è invitato a rivedere la descrizione del protocollo da allineare alle guide europee per poter far partire un trial clinico. Per l’avvio di quest’ultimo è d’obbligo descrivere nei dettagli il metodo di preparazione della coltura cellulare e della lavorazione, definire il numero di pazienti a cui sottoporre le cure sperimentali, specificare le patologie a cui l’intervento è diretto, dichiarare tutti i farmaci adoperati e la loro precisa posologia. Tutto ciò è previsto per la regolamentazione di ogni farmaco in commercio. La furbizia del professor Vannoni, per accelerare i tempi, è stata di evitare di paragonare le cellule staminali a farmaci, sottraendosi a tutti i doverosi anni di studio e sperimentazione previsti dalla legge, e di farle passare per trapianti, bypassando l’iter di un trial clinico, i cui risultati avrebbero, infine, se ritenuti validi, permesso la messa in commercio della metodica. Questa astuta proposta è stata rigettata e la richiesta per un trial clinico di Vannoni non è mai stata presentata.

Perché si è urlato alla truffa?
Molti pazienti hanno ammesso di aver sborsato migliaia di euro, circa 20.000 a testa (c’è chi è arrivato a cacciarne 50.000) per poter accedere alle cure. Tutto questo in assenza di autorizzazioni di organi competenti al settore medico, ingannando, quindi, i pazienti sulla veridicità della terapia medica, che, per questi motivi, non poteva essere ritenuta tale e potenzialmente paragonabile all’imposizione di un guru.

In conclusione
Il metodo Stamina ha avuto dei riscontri travagliati tra i pazienti. C’è chi ha quasi urlato al miracolo nel vedere miglioramenti seppur piccoli e temporanei e ha richiesto con entusiasmo altre infusioni; chi ha desiderato ricevere tali cure, ma non vi è riuscito per mancato inserimento nelle liste di attesa; chi ha potuto beneficiare solo di alcune infusioni e maledice chi ha bloccato la sperimentazione perché si vede tornare alle precedenti condizioni previste nel fisiologico andamento della patologia, con la speranza, forse infondata, che il metodo Stamina avrebbe potuto scacciarla proseguendo con le successive cure; chi, invece, le ha ricevute e non ha riscontrato nessun miglioramento.
I pazienti, che si sono rivolti all’equipe di Vannoni, sono malati disperati che non hanno niente da perdere, disposti a tutto pur di vedere anche minimi miglioramenti (mai guarigioni). Sono la comunità scientifica e lo Stato che devono proteggerli da false speranze che alimentano animi distrutti, quindi incapaci di vedere la realtà delle cose, voraci di aggrapparsi a qualsiasi appiglio. Sono queste persone che vanno tutelate perché un paziente, e chi per esso, deve sapere a che tipo di cura va incontro, ai rischi e benefici che comporta e non lanciarsi alla cieca nella speranza di un miracolo dalle sfumature di alchimia. Le cure devono avere delle basi scientifiche e non devono seguire infondate ipotesi. Nessuno è contrario al metodo Stamina, nessuno vuole fare gratuitamente una guerra al professor Vannoni, però è necessario che ci sia chiarezza nella descrizione del protocollo d’intervento e sui risultati per la salvaguardia del paziente.

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