L'occhio di Salerno

Valentina dorme: intervista esclusiva del 08/05/2010

Valentina dorme: intervista esclusiva

Tre dischi ufficiali all’attivo e quasi vent’anni di carriera. Sono i Valentina Dorme, band trevigiana di culto che,dopo quattro anni di silenzio, ha ripreso a far parlare di sé con l’ultimo album “La Carne”.

1) Il vostro nome è Valentina Dorme. Raccontaci il perché di questo nome e come nasce la band.

M.F. La band nasce nel 1992. Secoli fa. Della formazione originaria resto solo io. Non c’è una storia dietro il nome. Diciamo che all’epoca mi piacevano molto i My Bloody Valentine e che in Italia non erano tanti i gruppi che sceglievano un nome di donna nella propria “ragione sociale”. Ora ce ne sono tantissimi e tant’è.

2) Sembra quasi che vogliate mantenervi “fuori dal coro”. E’ una scelta voluta o una casualità?

Abbiamo sempre fatto quello che arrivava dalla testa e dalle mani. Per le canzoni servono testa e mani, poco altro. Non abbiamo mai ricevuto pressioni, neppure dalla Fosbury. Le canzoni sono arrivate, negli anni, abbastanza ‘lentamente’. Hanno vissuto mille vite e mille modifiche. Non è che non ci interessa entrare in una logica di mercato. Siamo pigri a livello promozionale, ma desideriamo che le nostre canzoni vengano ascoltate da più persone possibili. Pensiamo che chi doveva entrare in contatto con la nostra musica lo abbia fatto, in questi 18 anni.

3)Quali sono le vostre maggiori influenze musicali e quali le letterarie?

Avrei bisogno di mille pagine per rispondere. L' influenza più forte forse arriva da un certo cantautorato italiano. De Andrè in primis. Un' influenza, però, affogata nelle chitarre e nei rumori del post punk inglese e americano degli anni ’80 (Joy Division, Cure, Fall, Sonic Youth, Husker Du) e nel rock cosiddetto indipendente degli anni a seguire (Slint, June of ’44). Per la letteratura, invece, i maestri che riconosco e amo sono soprattutto americani. Bret Easton Ellis, Philip Roth, Don DeLillo, Raymond Carver. Per citare I primi che mi vengono in mente. E poi Thomas Bernhard, Louis-Ferdinand Cèline, Roberto Bolano, Guido Morselli.

4)Dopo svariate autoproduzioni, arriva nel 2002 “Capelli Rame”,primo album ufficiale e vincitore del Premio “Fuori Dal Mucchio” come miglior album d’esordio. Cosa ha maggiormente ispirato quel disco e quali sono i tuoi ricordi più belli del periodo?

Non ho ricordi belli di quel periodo, se non la soddisfazione ovvia per quel premio. Vivevo un periodo di depressione abbastanza importante e penso che il disco abbia rappresentato una buona parte delle mie ossessioni e del mio dolore (stupidamente ‘borghese’, va detto).

5)Del 2005 è invece il vostro secondo album, “Il Coraggio Dei Piuma”. In cosa somiglia e in cosa si allontana dal precedente?

Le tematiche sono più o meno le stesse. Ho sempre scritto canzoni d’amore, e continuo a farlo. Spero con parole non prevedibili e un linguaggio lontano da quello delle canzonette terribili che girano spesso in radio e in tv. “Il coraggio dei piuma” è la prima esperienza con un produttore serio (Max Trisotto). Ci ha permesso di mettere a fuoco i suoni, di lavorare con qualche mezzo in più. Il disco infatti suona più rotondo e pop rispetto a “Capelli Rame”, che era spigoloso e molto cupo.

6) Nel 2009 esce il terzo album, “La Carne”, prodotto da Giulio Ragno Favero e osannato dalla prefazione di Massimiliano Parente,noto scrittore e giornalista italiano. Qual è il tuo rapporto con quest’ultimo?

Massimiliano è uno degli scrittori che amo di più. Gli ho chiesto questa introduzione e le mie mani, mentre scrivevo la richiesta via mail, tremavano un po’. Lui, nella mia testa, era una persona intransigente e molto esigente. Poteva rispondermi davvero con un “chi sei e cosa vuoi?”. Quando l’ho conosciuto, invece, ho capito che la intransigenza, la ‘cattiveria’ con cui scrive le sue stroncature (così frequenti) sono semplicemente un rifiuto del brutto e del prevedibile che invadono molte opere che escono in Italia –e ovunque-. Il nostro disco gli è piaciuto, fortunatamente, e ci ha regalato la bella prefazione presente nella prima pagine del booklet de “la carne.”. E’ una bella soddisfazione rileggerla, ancora oggi.

7) “La Carne” è una chiara citazione dell’omonimo film di Marco Ferreri, omaggiato anche nel brano che porta il suo nome, presente nel disco. Che tipo di rapporto avete con il cinema italiano?

Ho studiato cinema all’università. E’ l’argomento della mia tesi sommamente inutile ma divertente. Negli anni ho amato fino alle lacrime registi come Antonioni, Rohmer, Truffaut, Bunuel… E la cosiddetta ‘scrittura cinematografica’ –i personaggi seguiti con una telecamera, le riprese dall’alto, gli zoom improvvisi- penso sia una delle componenti della mio modo di raccontare storie. Marco Ferreri, poi, è un amore degli ultimi anni. Venero i suoi film, la dolcezza e la crudeltà assolute, la visione dell’uomo come idiota sentimentale, dipendente da ogni sciocchezza minima e dalle meraviglie carnali.

8)Nel disco ci sono riferimenti a diverse figure femminili, all’amore nelle sue tante sfaccettature e a Treviso, la vostra città’.

Treviso ospita tre su quattro dei componenti dei Valentina dorme. E’ la città che amiamo di più, inutile nascondersi. I camminamenti lungo le mura, i pub, le ragazze. Cose che ci sono in tutte le città. Ma noi viviamo qui le nostre giornate. E cerchiamo di raccontarle. Ne “la carne.” Il fil rouge è ancora una storia d’amore andata, passata e incancrenita. Ma per raccontarla, stavolta, abbiamo scelto di parlare anche dell’ambiente,delle vie, delle piazze. Posti dove passiamo le nostre serate con amici e gente varia.

9)Tra i vostri album, credi sia “La Carne “ il più viscerale?

Penso di sì. Budella scoperte, come si dice. Direi che è anche il disco più disincantato e crudele.

10) Se dovessi definirlo in tre parole,quali useresti?

Canzoni rock bellissime.

11)Quanto segui la scena musicale italiana e quanto quella straniera?

Ascolto tantissima musica. Negli ultimi anni ho amato molto Tv on the Radio, MGMT, Bonnie Prince Billy… Per gli italiani, invece, direi Virginiana Miller su tutti. Ma anche Norman, En Roco, Baustelle, Afterhours.

12)Quali consigli daresti alle band emergenti che sono alle prime armi?

Anche io sono alle prime armi. Devo ancora capire bene come si fanno mille cose con la chitarra. Ma, visto che posso essere considerato, me nonostante, un vecchio della scena, dirò che non esiste una formula per capire quando la propria musica “funziona”. E’ una cosa che si capisce e basta. Bisogna insistere e non mollare. Banalità, ma non saprei che altro dire, onestamente. Poi, va da sé, per me la musica rappresenta una necessità. Non riesco a smettere.

13) Credi che oggi la musica possa ancora a scuotere le coscienze?

Scrivere canzoni, come altre forme di ‘arte’, ha un solo dovere. Dare voce a un universo estetico. E’ l’universo formale di chi suona e canta che viene a contatto con chi ascolta. Una canzone può convincerti che esiste la bellezza, che è appagante frequentarla. Non so se tale processo di comunicazione abbia a che fare con la coscienza degli uomini. Se pensiamo alle canzoni come “motori o facilitatori di un profondo cambiamento politico” siamo fuori strada (e infangati, pure). Ma ho la convinzione un tantino romantica che se Valentina Dorme e Virginiana Miller vendessero 500.000 copie e facessero sold-out in tutti i palazzetti d’Italia, il nostro paese sarebbe più intelligente e politicamente consapevole. La bellezza, per dirla in breve, non potrebbe –fisicamente- accompagnarsi a un Consiglio dei Ministri presieduto da Silvio Berlusconi.

14)Progetti per il futuro?

Continuare con i concerti, intanto. Poi stiamo lavorando a due compilation di cui non posso ancora parlare nei dettagli. Saranno due dischi tributo a due cantautori fondamentali. A breve dovrebbe arrivare anche il secondo video tratto da “la carne.”. E continuiamo a scrivere canzoni nuove. Non vogliamo stare zitti per quattro anni, stavolta.



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