Insegnante precaria a Salerno: assunta a 50 anni

Giuliana Manconi è di Salerno, professoressa di lettere, ha insegnato come precaria per 20 anni, viaggiando per le scuole della provincia di Salerno

SALERNO. A 50 anni ha raggiunto il traguardo inseguito da una vita: il posto fissoGiuliana Manconi è di Salerno, è sposata ed ha un figlio. Professoressa di lettere, ha insegnato come precaria per 20 anni, viaggiando per le scuole della provincia di Salerno, da Sapri a Scafati. A 50 anni, è entrata di ruolo.

Insegnante precaria a Salerno: assunta a 50 anni

Ieri ha firmato l’assunzione insieme ad altri 21 precari. Per lei, dopo 25 anni di precariato, è stato il coronamento di un sogno. Ha pianto la professoressa Giuliana quando ha posto la firma sul contratto di nomina in ruolo che la legherà alla scuola pubblica.

«Finalmente entrerò in classe da prof di ruolo – confessa in lacrime – non dovrò salutare i miei alunni ogni fine d’anno. È una realizzazione ma anche la fine di un percorso esistenziale durato una vita lunghissima. Nel 2016 non sono rientrata nel piano di assunzioni della famosa legge 107. Non potevo separarmi da mio figlio, non potevo essere costretta a salutare tutti dalla sera alla mattina»

Giuliana Manconi: assunta a 50 anni dopo una vita da precaria nella scuola

Una laurea in lettere all’Università di Fisciano, un’abilitazione sudata e un concorso vinto non erano bastati ad accelerare la corsa per il traguardo dell’immissione in ruolo.

Era entrata da supplente in un liceo quando era ancora ragazza, la professoressa di Mercatello, adesso mamma e sposata. Dopo la laurea in lettere e un’abilitazione conseguita, oltre ad un concorso superato nei primi anni 2000, ha sperato tutti gli anni di farcela. Ha visto la graduatoria scorrere a poco a poco, e per un soffio non è entrata un anno fa.

Adesso ce l’ha fatta. «Dedico questa assunzione a mio figlio e alla mia famiglia – dice – mi piace l’insegnamento, è una missione anche se oggi bisogna recuperare fiducia e autorevolezza. Spesso il ruolo del docente non è più considerato come nel passato. C’era più rispetto, le famiglie ci stiano vicino».

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