Giuseppe Pinto conquista Las Vegas con una sua invenzione

LAS VEGAS. Il napoletano Giuseppe Pinto ha conquistato i big dell’hi-tech con un giradischi costruito in cantina. La startup, messa in piedi con un amico e la fidanzata, è stata appena acquisita da un marchio storico dell’hi-fi a stelle e strisce, la McIntosh di Binghamton (New York), fondata nel 1949. Pinto lo metteranno a capo del settore […]

LAS VEGAS. Il napoletano Giuseppe Pinto ha conquistato i big dell’hi-tech con un giradischi costruito in cantina. La startup, messa in piedi con un amico e la fidanzata, è stata appena acquisita da un marchio storico dell’hi-fi a stelle e strisce, la McIntosh di Binghamton (New York), fondata nel 1949. Pinto lo metteranno a capo del settore ricerca e sviluppo a partire dal 16 gennaio.

Pinto ha presentato la sua invenzione al Consumer Electronic Show (Ces) di Las Vegas, la grande fiera della tecnologia presa d’assalto da 170mila persone a cui erano presenti circa quattromila aziende e startup. Tra queste, la Gpinto del 33enne battipagliese Giuseppe Pinto che ha portato in fiera un giradischi chiamato On. «Che ho costruito pezzo per pezzo proprio in un seminterrato al centro di Napoli – racconta al giornale La Repubblica – On è acronimo di Old and New, vecchio e nuovo. È un giradischi con trazione a cinghia tradizionale, amplificatore integrato a valvole, connessione bluetooth e un convertitore digitale per ascoltare la musica anche dallo smartphone. Vecchio e nuovo, appunto».

Un anno e mezzo fa, Pinto ha provato a trovare dei finanziamenti per realizzare la sua idea. Nulla da fare. Allora si è indebitato per mettere assieme i primi prototipi e presentarsi alla fiera Monaco Hi-End ad aprile. «On è piaciuto così tanto che il primo giorno ho ricevuto centoventi ordini da tutto il mondo. Eppure non ho trovato nessuno disposto ad investire nella mia startup. Se avessi deciso di aprire una pizzeria sarebbe stato più facile».

giuseppe pinto on giradischi

Qualcuno si è accorto di lui quando sono uscite alcune recensioni positive ed il Consumer Electronic Show lo ha contattato per invitarlo a Las Vegas, offrendogli pochi metri quadrati gratuitamente. E fortuna che al McIntosh Group, nel quale scorre sangue italiano facendone parte anche la Sonus Faber di Vicenza oltre ad altri marchi americani come la Audio Research e la Sumiko, avevano bisogno di qualcuno che portasse idee capaci di unire tradizione e innovazione.

Sull’acquisizione della sua startup da parte della McIntosh, Pinto dice che «faccio ancora fatica a crederci. Anche perché stavo per chiudere, malgrado avessi per le mani ordini e relativi contratti firmati di aziende che volevano comprare l’On».

La storia di Giuseppe Pinto è cominciata con i nonni e la loro passione per la musica, i dischi in vinile e gli apparecchi valvolari. Il primo era un imprenditore che aveva a casa proprio dei McIntosh, il secondo un radiotecnico che costruiva i suoi amplificatori.

Parla anche di Italia, Pinto: «è la cosa migliore che mi potesse capitare. Da solo con la mia startup non ce l’avrei fatta, non in Italia».

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