Furti e immigrati a Santa Cecilia

EBOLI. Riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni del presidente dell’associazione “Cambiamo Santa Cecilia”, Vito Maratea, in merito agli episodi di furto degli ultimi giorni e alla presenza incontrollata di extracomunitari. Mentre i “grandi politici” locali, sono completamente presi nell’organizzazione della loro campagna elettorale, tocca a noi comuni mortali, ma pur sempre persone che vigilano sul proprio […]

EBOLI. Riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni del presidente dell’associazione “Cambiamo Santa Cecilia”, Vito Maratea, in merito agli episodi di furto degli ultimi giorni e alla presenza incontrollata di extracomunitari.

Mentre i “grandi politici” locali, sono completamente presi nell’organizzazione della loro campagna elettorale, tocca a noi comuni mortali, ma pur sempre persone che vigilano sul proprio territorio, accogliere le istanze dei cittadini. Anche per questo, esiste l’associazione “Cambiamo Santa Cecilia” che, seppur giovanile, ha anche il compito di segnalare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle vicende che colpiscono il nostro territorio. Riportiamo, di seguito, le parole del presidente Vito Maratea: «I furti che in questi giorni hanno colpito i nostri concittadini sono un qualcosa di vergognoso e squallido. In questi furti oltre al danno economico che colpisce chi li riceve, c’è anche un danno morale. Le famiglie non vivono più in tranquillità, vengono violate le abitazioni. Le forze dell’ordine sono presenti sul territorio, ma una sola pattuglia non può coprire un largo raggio che va da Santa Cecilia a Campolongo, passando per la Storta-Papaleone, San Vito e Taverna Nova. Per tale motivo, crediamo sia giusto rafforzare i controlli notturni lungo queste periferie. La situazione è divenuta insostenibile, siamo letteralmente assaliti da extracomunitari di ogni genere. Negli scorsi mesi abbiamo visto pullman a due piani fare fermate nel cuore della nostra periferia per far scendere immigrati. Siamo arrivati all’estremo! I cittadini sono stanchi di subire, sono stanchi di aspettare!»

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