«Concorso truccato», aspirante prof universitario si rivolge alla Procura

«Il concorso è truccato», aspirante prof universitario si rivolge alla Procura

«Quel concorso è truccato». Poche parole che riportano però a situazioni vissute e diventate quasi quotidianità in Italia. Ecco che lo spettro della famigerata raccomandazione inizia a calare anche sul campus dell’università di Fisciano. A darne notizia Il Mattino.

Pierluigi Siano, aspirante professore, associato presso il dipartimento di ingegneria industriale dell’Università degli Studi di Salerno si è rivolto alla Procura riguardo ai requisiti, un po’ troppo precisi, nella selezione di colui che andrà ad occupare il posto di professore ordinario di prima fascia in Sistemi elettrici per l’energia.

Quando il docente ha controllato i criteri stabiliti dalla commissione sono emersi i dettagli che hanno infranto l’ennesimo sogno e che hanno causato una sensazione di dejà vù. A quanto pare criteri erano “su misura” per uno dei candidati.

Siano non cede e si rivolge al rettore di Aurelio Tommasetti, inviando un atto di significazione che contesta i criteri adottati, oltre che una non conformità presente nel bando. «Quei criteri – spiega Siano – individuano chiaramente un candidato vincitore attraverso l’indicazione di specifici moduli didattici e altre caratteristiche del curriculum».

La risposta ricevuta però non è sufficiente. L’aspirante docente dunque consegna un esposto alla Procura mentre viene concessa una proroga di due mesi alla commissione. La notizia dell’esposto arriva al Rettore e, di conseguenza, alla commissione. La situazione cambia, il presidente della commissione si dimette. «Le dimissioni – sottolinea Siano – sono avvenute lo stesso giorno in cui direttore generale ha trasmesso alla commissione la nota con la comunicazione dell’esposto».

A quanto pare il presidente si sarebbe dimesso perché «l’apertura dei plichi contenenti la documentazione prodotta dai candidati ha fatto emergere nella maggior parte dei candidati la presenza di pubblicazioni di cui lo stesso risulta coautore e in particolare un candidato ha prodotto 12 pubblicazioni da valutare, tutte in collaborazione con il presidente».

C’era dunque un conflitto d’interessi. Per Siano però questo doveva essere preso in considerazione prima: «la commissione conosceva i nomi dei candidati fin da prima della formulazione dei criteri di valutazione, cioè il 5 maggio 2017.

Visti gli stretti rapporti di lavoro tra il presidente commissario e il candidato in questione, il commissario – sostiene Siano – non poteva non sapere di avere in comune con il candidato un numero elevato di pubblicazioni, come risulta dai dati pubblici riportati dall’archivio della ricerca dell’Università degli Studi di Salerno».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *