Il Cilento nascosto di Caselle in Pittari

Caselle in Pittari sorge a 460 metri sul livello del mare, nell’estrema provincia meridionale di Salerno, nel territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. La curiosa etimologia deriverebbe dal fatto che il paese è costituito da una serie di casette (caselle) che si arrampicano sui costoni del Monte Pittari, che venne […]

Caselle in Pittari sorge a 460 metri sul livello del mare, nell’estrema provincia meridionale di Salerno, nel territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. La curiosa etimologia deriverebbe dal fatto che il paese è costituito da una serie di casette (caselle) che si arrampicano sui costoni del Monte Pittari, che venne aggiunto al nome nel dopoguerra. Le indagini archeologiche compiute negli ultimi decenni documentano che il territorio fu abitato sin dall´età preistorica; infatti nelle caverne delle montagne circostanti sono stati rinvenuti reperti molto antichi risalenti a diversi millenni fa.
Nel V secolo a.C. i Lucani, provenienti dalle aree interne, si insediano in località Laurelli luogo in cui impiantano un abitato prolifico sino al III secolo a.C. epoca in cui il territorio fu conquistato dai Romani.
A seguito della caduta dell´Impero romano Caselle è ricordato dalle fonti per la pratica del culto dell´Arcangelo Michele, diffusosi nel territorio nel VII secolo con l´arrivo dei monaci bizantini, sul monte San Michele.
Agli inizi dell’ XI secolo il principe longobardo di Salerno, Guaimaro III, fondò sul Monte San Michele o Pittari l´Abbazia di Sant´Angelo i cui resti sono tuttora visibili al di sotto del complesso criptologico.
Nel 1067 Caselle è menzionata nella Lettera Pastorale con la quale l´Arcivescovo di Salerno Alfano I annunciava al clero la nomina a vescovo dell´abate di Cava, Pietro Pappacarbone, nella ricostituita Diocesi di Policastro. Nel 1154 Caselle è registrata nei documenti come un possedimento di Gisulfo di Padula.Pare inoltre che Caselle dovette costituire uno dei castri (fortezza) della seconda linea difensiva interna, combattuta ra gli Aragonesi e gli Angioini negli ultimi vent’anni del XIV secolo.
Nel 1442, con l´inizio della dominazione aragonese (1442 – 1504) nel Regno di Napoli, Caselle fu affidata ad Almerico, figlio di Tommaso Sanseverino, a cui successe il figlio Guglielmo che nel 1485 prese parte alla Congiura dei Baroni contro Ferrante D´Aragona. Le truppe aragonesi ebbero la meglio e Guglielmo fu privato di tutti i suoi feudi per aver partecipato alla Congiura: Alfonso II nominò governatore il milite Valerio De Gizzis di Chieti.Nel 1496 Guglielmo, per volere di Ferdinando II, fu reintegrato in tuti i suoi beni e Caselle ritornò in possesso dei Sanseverino (Roberto II rilevò nel 1506 la terra di Caselle a cui successe, nel 1510, Ferrante).
All´inizio del XVI secolo la dominazione spagnola sostituì quella aragonese. Caselle, dopo anni difficili caratterizzati dalle scorrerie dei pirati saraceni e turchi, si ingrandì e offrì condizioni favorevoli di vita sino agli ultimi decenni del XVI secolo Caselle divenne poi feudo cambiando padroni fino al 1806 quando furono eliminati i feudi e di conseguenza, gli ultimi feudatari del paese, i Mazzarotta.
Decisamente interessanti da visitare sono il borgo con la Chiesa Madre ed i resti del castello. Inoltre, degna di nota è la natura selvaggia ed incontaminata che circonda con imponenti montagne l’abitato di Caselle in Pittari. Si pensi alle numerose grotte e sorgenti d’acqua che bagnano il territorio, ai boschi e al verde: un panorama che fonde sacro e leggenda, in considerazione del culto, molto sentito, di San Michele Arcangelo e delle numerose storie sui briganti che si tramandano da secoli.

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