Camorra: ecco le famiglie che dominano in Campania

Centinaia di clan e famiglie mafiose sparse lungo il territorio nazionale si spartiscono la grande torta dei più pericolosi affari illeciti: lucrano sugli appalti pubblici, organizzano traffici di stupefacenti, incassano tangenti da commercianti e imprenditori intimiditi o minacciati. È il preoccupante quadro disegnato ancora una volta dalla Direzione Investigativa Antimafia nella sua ultima relazione semestrale. […]

Centinaia di clan e famiglie mafiose sparse lungo il territorio nazionale si spartiscono la grande torta dei più pericolosi affari illeciti: lucrano sugli appalti pubblici, organizzano traffici di stupefacenti, incassano tangenti da commercianti e imprenditori intimiditi o minacciati. È il preoccupante quadro disegnato ancora una volta dalla Direzione Investigativa Antimafia nella sua ultima relazione semestrale. Nell’Italia che arranca sotto i colpi della crisi economica, questo è quanto emerge dal resoconto dell’organo investigativo del Ministero dell’Interno, nonostante i risultati conseguiti da forze di polizia e autorità giudiziaria, la grande criminalità organizzata (sia essa Cosa Nostra, ‘ndrangheta o camorra) continua a macinare enormi profitti a discapito di crescita, sviluppo e libertà individuali. Servendosi talvolta anche delle infiltrazioni nella pubblica amministrazione.

Ecco la mappa dei principali gruppi criminali che operano in Campania.

NAPOLI – Sul fronte della camorra la Dia rileva lo spiccato interesse per il traffico illegale di rifiuti, attività che, come emerso da alcune indagini, è stata praticata anche in altre regioni, non solo in Campania, e all’estero, grazie a sinergie con la criminalità cinese. Ma emerge, si legge nella relazione del Viminale al Parlamento, anche «un interesse strategico per l’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici, che proseguono con modalità ampiamente collaudate». Vanno inoltre segnalati «il ricorso sistematico all’attività estorsiva e all’usura», e al narcotraffico, che insieme agli appalti rappresentano le maggiori fonti di guadagno dei clan. Senza dimenticare poi la commercializzazione dei prodotti contraffatti e il ritorno all’attività del contrabbando. Tutto il business è infine favorito dalla condizione economica complicata per famiglie e imprenditori. «Le piccole imprese in difficoltà – spiega la Dia – si rivolgono alla criminalità organizzata per acquisire liquidità, impossibile da ottenere attraverso i normali canali creditizi. Gli interessi usurari che poi gli imprenditori sono costretti a pagare, diventano costi insostenibili, determimando così la conseguente acquisizione delle imprese, in via diretta o indiretta, da parte dei clan».

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Per quanto riguarda gli assetti criminali a Napoli, in città emerge ancora una situazione di «parcellizzazione territoriale» dei clan camorristici, mentre in provincia si riscontra che la tradizionale solidità dei gruppi criminali delle aree vesuviane e costiere a sud del capoluogo «è stata incrinata da fenomeni di scissione interna, originati dall’indebolimento di storiche figure apicali, non più in grado di svolgere una funzione aggregante». Nelle zone centrali e litorali di Napoli, spiega la Dia, i clan sono molto attivi nelle estorsioni e manifestano la tendenza all’acquisizione diretta di esercizi commerciali per finalità di riciclaggio. Nelle zone di Forcella, Duchesca, Maddalena, Mercato e Case Nuove si registra, tramite la famiglia Caldarelli, la presenza del clan Mazzarella, storico antagonista del gruppo Contini. La posizione del gruppo camorristico Mazzarella sembra essersi rafforzata dopo il ridimensionamento del clan Sarno, originario di Ponticelli. Questi clan sono molto attivi nell’ambito della contraffazione, dello spaccio, delle estorsioni e del reinvestimento del denaro di provenienza illecita in attività commerciali e vivono una fase di instabilità. Dopo un periodo di tranquillità, infatti, nelle aree di Forcella e dei Tribunali gli equilibri preesistenti sono stati compromessi dal pentimento dei boss del clan Giuliano. Nel frattempo un nuovo gruppo del clan Giuliano, rivela ancora la relazione del Ministero dell’Interno, starebbe tentando, integrato da nuovi e giovani affiliati, di riconquistare il controllo delle piazze di spaccio e delle attività estorsive. A questo gruppo, che opererebbe in contrapposizione ai Mazzarella, sarebbero solidali le famiglie Stolder, Ferraiuolo, Brunetti e Rinaldi. Quest’ultima, famiglia di San Giovanni a Teduccio, si espande verso Forcella e la zona delle cosiddette Case Nuove anche con l’appoggio dei Contini. Nel quartiere di Poggioreale, intanto, si sente la fibrillazione che attraversa i quartieri orientali confinanti come Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio. Il clan Cuccaro sta esercitando da quell’area una sensibile spinta espansionistica verso la provincia, insieme al gruppo De Micco, espansione alla quale si oppone un nuobo gruppo camorristico, composto da affiliati al clan Sarno ed esponenti del gruppo Casella. Alla Sanità, invece, l’indebolimento del clan Misso ha generato contrapposizione tra un gruppo criminale che fa riferimento alla famiglia Lo Russo ed un sodalizio che fa capo a due pregiudicati ex affiliati dei Misso. Il neo sodalizio costituito, Savarese-Sequino, si sarebbe avvicinato al gruppo legato ai Giuliano a Forcella, con l’intento di «cementare», come afferma la Dia, un’alleanza contro i rispettivi antagonisti, i Lo Russo e i Mazzarella. Nello stesso quartiere emergerebbe poi l’aspirazione di alcuni membri del gruppo Tolomelli-Vastarella, legato ai Licciardi di Secondigliano ed antagonista dei Misso, a riappropriarsi di una parte del rione, cercando funzionali appoggi da parte anche di elementi del clan Contini. Nella frazione Pallonetto, infine, le attività illecite sono gestite dalla famiglia Elia, collegata ai Misso. Mentre a Posillipo si registrano diverse attività di riciclaggio poste in essere sia dalle famiglie di Secondigliano, ovvero dal clan Licciardi tramite il gruppo Piccirillo, sia dai Mazzarella.

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Area Settentrionale di Napoli. Per quanto riguarda l’area settentrionale della città di Napoli, si registra una riaffermazione del clan Cimmino nella parte bassa del Vomero, nella zona Arenella e Conte della Cerra, mentre nella cosiddetta parte alta del Vomero risulta attivo il gruppo camorristico Caiazzo, retto dalla figlia del boss e dedito soprattutto alle estersioni ai commercianti e ai cantieri della zona. Nella stessa area è poi presente il clan Polverino, impegnato in attività di ricilcaggio. Nella zona di Secondigliano, intanto, che comprende i quartieri di Scampia, Miano, Piscinola e San Pietro a Patierno emerge un assetto stabile dovuto alla scelta strategica dei gruppi criminali di orientarsi verso una coesistenza pacifica. In ogni caso le fratture interne non sono escluse. Più nel dettaglio, a Secondigliano operano: il clan Di Lauro, che controlla lo spaccio nel Rione dei Fiori, il cosiddetto Terzo Mondo; il sodalizio Amato-Pagano, ovvero i cosiddetti ‘scissionisti’ del clan Di Lauro, che hanno trovato spazio anche nei comuni di Melito, Arzano e Mugnano, dove le piazze di spaccio sono meno vigilate; il gruppo Abete-Abbinante-Aprea-Notturno, presente nella zona di Scampia conosciuta come Sette Palazzi e Case dei Puffi; il clan Vanella-Grassi, costituito da soggetti legati a vincoli di parentela con le famiglie Petriccione-Magnetti-Guarino ed alleato con le famiglie Leonardi e Marino; il clan Leonardi, che per anni ha svolto il ruolo di importatore di droga grazie ai contatti con trafficanti olandesi, spagnoli e dell’est europeo; il gruppo Licciardi, originario della Masseria Cardone, alleato con i napoletani Moccia, Mallardo, Nuvoletta e Polverino e con i clan casalesi; e infine i Lo Russo di Miano, il cui boss è attualmente collaboratore di giustizia e che, come detto, alla Sanità si contrappongono al sodalizio Savarese-Sequino.

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Area Orientale di Napoli. Nell’area orientale, intanto, stando a quanto riporta la Dia, il clan De Micco si è imposto a Ponticelli in seguito al ridimensionamento del clan Sarno, oramai presente solo all’interno del Rione De Gasperi. Il gruppo De Micco, collegato al clan Cuccaro di Barra, è considerato tra i principali referenti per la fornitura di stupefacenti nell’area orientale di Napoli e nell’hinterland vesuviano e sembra essersi imposto anche con azioni violente. A Barra, dunque, si registra l’egemonia del clan Cuccaro, proiettato anche nei comuni di Cercola, San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma. Ma la Dia rileva anche una forte tensione tra i Cuccaro e il clan D’Amico, sfociata in atti intimidatori tra gli associati. Viene poi confermata l’alleanza tra i Cuccaro ed il sodalizio Abbinante-Abete-Notturno di Secondigliano. Per quanto concerne il quartiere di San Giovanni a Teduccio si rileva un ridimensionamento del clan D’Amico, costola dei Mazzarella, da non confondere con i D’Amico di Ponticelli. Intanto i clan Rinaldi e Reale, tradizionalmente opposti ai D’Amico, avrebbero raggiunto un accordo con la locale famiglia Formicola.

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Area Occidentale di Napoli. Nell’area occidentale si rileva la presenza dei gruppi Baratto e Zazo nel quartiere Fuorigrotta. Il clan Zazo in particolare è legato alle famiglie Mazzarella, Grimaldi e Frizziero. Si segnala poi il ritorno nel Rione Traiano del clan Puccinelli. Mentre Soccavo emerge la supremazia del sodalizio Grimaldi-Scognamillo, con mire espansionistiche verso il Rione Traiano e Pianura, grazie all’alleanza con il clan Zazo e al ridimensionamento dei clan Lago e Leone-Cutolo. Dunque, ci sarebbero nuovi equilibri a Pianura, a causa del ridimensionamento sia dei Lago che del clan Marfella-Pesce. Si rileva poi la presenza del clan D’Ausilio a Bagnoli, nella frazione di Agnano e su parte della zona Cavalleggeri d’Aosta, nonostante difficoltà legate all’arresto di alcuni affiliati. Il clan D’Ausilio estende la propria influenza anche su piccole porzioni dei comuni di Villaricca e Qualiano, in virtù dell’alleanza con i Mallardo di Giugliano in Campania.

Hinterland di Napoli. È fitta la rete di clan camorristici anche nell’hinterland napoletano. Nella provincia occidentale, ad esempio, si segnala la presenza del sodalizio Longobardi-Beneduce a Pozzuoli e Quarto, dove è presente anche il clan Polverino, un sodalizio che si contraddistingue per la presenza in diversi territori. I Polverino operano ai Camaldoli e al Vomero, così come a Villaricca e Calvizzano, ma anche in altre regioni come Toscana, Puglia, Sicilia e Calabria, e all’estero. Il clan è attivo nel traffico di stupefacenti, rifornendo anche mercati gestiti da gruppi criminali siciliani, pugliesi o calabresi, ed è presente pure nel campo dell’edilizia e nel settore alimentare, con investimenti effettuati nella penisola iberica: a Barcellona, Alicante, Malaga, Marbella. Nei comuni di Bacoli e Monte di Procida, invece, è presente il gruppo Pariante, legato agli Amato-Pagano di Secondigliano.

Provincia di Napoli. A differenza di quanto emerge in città e nella sua periferia, in provincia clan della camorra sono spesso strutturati su una base familiare. Accade anche nell’area a nord del capoluogo. Marano di Napoli, un tempo regno dei Nuvoletta, è oggi un feudo dei Polverino, mentre Giugliano in Campania ricade sotto il controllo del clan Mallardo, che esercita la sua egemonia criminale anche nei vicini comuni di Villaricca e Qualiano. e che dimostra, spiega la Dia, «sistematica capacità di penetrazione nel tessuto politico-amministrativo» (con riferimento a Giugliano). Per quanto riguarda Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano, si segnala un indebolimento dei clan attivi, Verde, Ranucci, Puca, Marrazzo, D’Agostino-Silvestre ed Aversano, mentre ad Afragola opera uno dei gruppi criminali campani più potente, quello dei Moccia, presente anche nei comuni di Casoria, Arzano, Caivano, Cardito, Crispano, Frattamaggiore e Frattaminore. Ad Acerra, intanto, la disarticolazione dei gruppi Crimaldi, De Sena e Mariniello, sembra di aver dato spazio a nuove eleve impegnate in attività estorsive. Nella stessa zona i gruppi Mele e Tedesco gestiscono un fiorente spaccio di stupefacenti. A Casalnuovo e Pomigliano d’Arco, intanto, non si registra la presenza di organizzazioni criminali strutturate. Mentre infine a Volla, tramite il gruppo Rea, agisce il clan Veneruso, impegnato nel traffico e nella vendita di droga nel quartiere noto come ’219′.

Aree nolana e vesuviana. L’area nolana e quella vesuviana risultano tra più colpite dal fenomeno degli sveramenti dei rifiuti tossici, chimici, speciali e industriali. Ma si segnala come principale fonte di introiti il traffico di sostanze stupefacenti acquisite attraverso rotte internazionali. Allo stato, secondo la Dia, nella provincia orientale di Napoli il gruppo camorristico più forte va identificato nel clan Fabbrocino, egemone in gran parte del Nolano e del Vesuviano ed operante in particolar modo nei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Poggiomarino, Palma Campania e San Gennaro Vesuviano. Nell’area nolana confinante con la provincia di Avellino si registra poi la presenza del clan Cava, originario di Quindici (Av), che gestisce attraverso propri referenti attività criminali e il reimpiego del denaro di provenienza illecita nei comuni di San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola, Cimitile, Carbonara di Nola e Saviano. A Scisciano, Nola, Tufino, Roccarainola e San Paolo Belsito opera poi anche un gruppo emissario del clan Moccia di Afragola.

Area meridionale di Napoli. Per quanto riguarda la provincia meridionale di Napoli, a Portici e San Sebastiano al Vesuvio è egemone il clan Vollaro, impegnato in attività estorsive, traffico di droga, lotto clandestino, usura, infiltrazioni in appalti pubblici, mentre ad Ercolano mantengono un profilo più basso i clan avversi Ascione e Birra-Iacomino. A San Giorgio a Cremano, intanto, si registrano contrasti interni al clan Abate, divergenze che hanno generato la nascita di un nuovo gruppo criminale autonomo che sarebbe subentrato proprio agli Abate in alcune aree del comune (grazie anche alle alleanze stipulate con i sodalizi camorristici di Barra e San Giovanni a Teduccio). Si rivela inoltre la presenza nell’area di un’organizzazione riconducibile ai Mazzarella. Nella zona oplontino-stabiese, poi, risulta ridimensionato il gruppo Falanga-Di Gioia di Torre del Greco, mentre a Torre Annunziata è preponderante la presenza del clan Gionta, un’organizzazione camorristica considerata quasi impenetrabile per la sua connotazione familiare e che esercita un controllo capillare del territoria tramite altri sodalizi alleati, come i Chierchia e i De Simone. Il clan Gionta è impegnato soprattutto sul fronte del traffico di sostanze stupefacenti, che vengono importate anche dalla Spagna e dall’Olanda. Si tratta di un business il cui controllo è diventato uno dei motivi di contrasto con il gruppo Gallo-Limelli-Vangone originario di Boscoreale e Boscotrecase. A Boscoreale è presente anche il clan Aquino-Annunziata. A Castellammare di Stabia e nei comuni vicini, infine, sono presenti due storici sodalizi camorristici, ovvero i clan D’Alessandro e Cesarano, caratterizzati da notevoli capacità economiche determinate dall’ampia fetta di territorio che riescono a controllare.

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CASERTA – Nella provincia di Caserta nel secondo semestre 2013 viene confermata ancora l’egemonia del noto cartello dei Casalesi, cioè di una struttura camorristica contraddistinta «da stretti vincoli familiari che ne determinanto – fa sapere la Dia – una forte coesione interna ed una notevole capacità intimidatoria all’esterno». Nello stesso tempo si persegue «una strategia pacifica di spartizione degli affari» per limitare i danni delle numerose azioni investigative e giudiziarie. «Il clan – si legge nella relazione del Viminale presentata in Parlamento – ha, nel tempo, conseguito notevoli potenzialità economiche grazie all’acquisizione dei posizioni predominanti, attraverso proprie imprese, dei principali settori imprenditoriali. Tale forza permane nonostante i continui mutamenti al vertice determinati dall’arresto e dalle pesanti condanne di numerosi elementi apicali a pene detentive, intervenute anche di recente». Con la crisi il gruppo dei Casalesi avrebbe dunque cercato di diversificare le fonti di profitto orientandosi verso business criminali a più immediato guadagno. Maggiore interesse sarebbe stato rivolto al traffico e allo spaccio di droga nell’area domitiana e aversana. Sul fronte organizzativo, invece, è invece emersa secondo la Dia la capacità del clan di rigenerarsi con l’arruolamento di nuove leve, spesso discendenti diretti dei boss. Per quanto concerne i gruppi criminali attivi, invece, nell’area aversana si rileva la presenza delle famiglie federate Russo, Panaro e Caterino, mentre nell’area capuana si registra l’operatività dei Papa e dei Mezzero. Al vertice della federazione casalese la fazione Schiavone risulta ancora la più numerosa, pericolosa e meglio organizzata. Il gruppo Zagaria, invece, rivolge maggiore attenzione alla gestione degli interessi economico-imprenditoriali avendo consolidato posizioni di controllo di alcuni settori dell’economia, come la grande distribuzione e gli appalti pubblici. Per quanto concerne il gruppo Iovine, invece, la Dia segnala, relativamente al secondo semestre 2013, l’affidamento della leadership al figlio del vecchio boss, oggi pentito. Stessa sorte per l’altra componente storica del clan dei Casalesi, il gruppo Bidognetti, coinvolto in diverse inchieste sul traffico di rifiuti, che si starebbe compattando oggi intorno ad alcune figure tra le quali un congiunto dello storico leader. Nelle altre aree della provincia si nota la vitalità del gruppo Belforte di Marcianise, legato ai Casalesi da un «funzionale rapporto di non belligeranza». Lungo il litorale domitio, infine, dopo i colpi inferti al clan La Torre alcuni affiliati si sono riorganizzati intorno al gruppo Fragnoli-Gagliardi-Boccolato, tradizionalmente, dice ancora la Dia, legato ai Bidignetti.

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SALERNO – Nella provincia di Salerno si conferma un modello organizzativo orizzonale. Tra le attività illecite che nella vasta area della Campania i gruppi criminali intendono sfruttare c’è sicuramente lo spaccio di droga, che avviene in consorterie criminali con altri gruppi camorristici della regione, ma non manca l’infiltrazione del settore degli appalti pubblici. Per quanto riguarda l’insediamento di clan di altre zone si rileva l’operatività di gruppi dei Casalesi ma anche dei clan Cava e Graziano della provincia di Avellino. Nel capoluogo opera il gruppo D’Agostino, mentre l’agro nocerino-sarnese offre uno scenario decisamente più complesso. Si segnala la presenza di un gruppo camorristico legato alla famiglia Sorrentino a Sant’Egidio del Monte Albino, mentre a Pagani si afferma il sodalizio D’Auria-Fezza, interessato tra le altre all’attività dell’ususra. A Scafati opera poi il clan Matrone, legato ai Cesarano di Pompei. Nella zona della Piana del Sele, dove si riscontrano interessi illeciti anche dei clan casalesi, si affermano gruppi emergenti che occupano e si spartiscono le piazza di spaccio e che potrebbero compattarsi intorno alla famiglia Esposito di Eboli, che avrebbe a sua volta sostituito il clan Maiale.

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AVELLINO – Nell’Avellinese la presenza della camorra sembra più forte in quel lembo dell’Irpinia al confine tra la zona del Nolano e il Vallo di Lauro e dove a luglio e a novembre 2013 si sono verificati due fatti di sangue ai danni di due imprenditori attivi nel campo dell’edilizia. Le attività criminali nell’area in questione, spiega la Dia nei suoi rapporti, sono sotto il controllo del clan Cava, originario di Quindici ma presente anche nel comune capoluogo, nell’agro vesuviano, nonché nella zona di Nola, tramite la famiglia Sangermano, che si è imposta in seguito allo scompaginamento del clan Russo. Va comunque rilevata anche l’operosità del clan Graziano, storico nemico dei Cava, anch’esso originario di Quindici e attivo nel Vallo di Lauro e nell’agro nocerino-sarnese. Nella Valle Caudina, intanto, agisce il gruppo Pagnozzi. Ad Avellino città, infine, sembra riorganizzarsi il sodalizio camorristico Genovese grazie a nuove leve e si segnala il tentativo di espansione di un gruppo criminale relativo alla famiglia Galdieri.

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BENEVENTO – La provincia di Benevento risulta essere l’area della Campania meno afflitta da fenomeni di criminalità organizzata e dalle tensioni che ne derivano. Va segnalata però l’egemonia nell’area del gruppo Sperandeo, alleato del clan Pagnozzi, operanti nella Valle Caudina, e di alcuni sodalizi del casertano, di Casal di Principe o di Marcianise. La Dia rileva che anche in questa fetta di regione si verifica, seppur in misura minore, il fenomeno dell’illecito smaltimento di rifiuti.

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Una risposta a “Camorra: ecco le famiglie che dominano in Campania”

  1. L’esposizione del territorio interessato dalle attivita’ criminose e’ ben espresso; tuttavia mancano all’appello delle attivita’ importanti e delle famiglie (clan) ancora operanti in zone interessanti con attivita’ criminose redditizie: come la gestione della mano d’opera negli appalti pubblici attraverso le imprese aggiuducatarie anche se provenienti da altre regioni.
    Il traffico di beni culturali importanti e meno che producono soldi da reinvestire talvolta in attivita’ di politica illegale.
    Sono certa che le attivita’ che gestiscono sono tante,cosi capillari e nello stesso tempo intersecate tra clan sia amici che nemici tra di loro.

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